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Teatro  Municipale di Reggio Emilia Romolo Valli

Il Teatro Municipale di Reggio Emilia, intitolato oggi a Romolo Valli, sorge su una delle più importanti piazze cittadine, sulla quale si affacciano l’altro teatro cittadino, il Teatro Ariosto, la Galleria San Rocco e i Giardini Pubblici. Il Teatro Municipale è un teatro d’opera e concerti.

L’edificio teatrale è stato costruito negli anni 1852-1857. Fu ideato e condotto a termine dall’architetto Cesare Costa di Modena e i lavori furono diretti dall’ingegnere Antonio Tegani di Reggio. Presenta una facciata neoclassica su due ordini, in laterizio e marmo, con colonne tuscaniche al piano terra e paraste ioniche al primo piano. Sulla trabeazione sono poste statue allegoriche. La sala interna si presenta come un tradizionale teatro d’opera italiano, con pianta a ferro di cavallo e cinque ordini di palchi.

Il teatro fu inaugurato il 21 aprile 1857 con l’opera “Vittor Pisani” del musicista Achille Peri (1813-80). L’ampia costruzione, sorta su parte dell’area dell’antica cittadella, demolita all’inizio del XIX secolo, costò lire 1.683.000.

L’11 febbraio 1882 avvenne la première di “Il conte di Chatillon” di Nicolò Massa.

L’11 febbraio 1888 avvenne la première con successo di Asrael (opera) di Alberto Franchetti.

L’11 settembre 1983 avvennero le prime esecuzioni assolute di “Epitaph” di Edison Vasiljevich Denisov e di “Estremità” di Giacomo Manzoni.

 

Il Teatro Ariosto

Il Teatro Ariosto è il secondo maggior palcoscenico di Reggio Emilia dopo il Teatro Municipale Romolo Valli. Sorge ai bordi di Piazza della Vittoria, nel cuore storico di Reggio.

Intitolato al poeta locale Ludovico Ariosto, venne eretto nel 1878 sulle ceneri del Teatro della Cittadella, costruito tra il 1740 e 1741 su progetto di Antonio Cugini e distrutto nel 1851 da un incendio.

Tracce dello stabile settecentesco sono ancora visibili lungo il colonnato che delimita la parete sud del teatro, affacciata su Corso Cairoli. Secondo la moda di fine XIX secolo e su richiesta della cittadinanza, l’Ariosto fu progettato come politeama, ovvero come spazio teatrale a destinazione plurima: esso era adibito sia alle rappresentazioni di prosa sia alle esibizioni delle compagnie equestri. L’impianto architettonico seguì il modello dei politeama inglesi e francesi: la cavea prese forma semicircolare e la struttura a palchi, mantenuta per il secondo ordine, fu sostituita al primo ed al terzo da gallerie uniche.

Nel 1927 si pose mano ad una profonda revisione: venne aggiunto il golfo mistico per l’orchestra, furono eliminate le strutture necessarie agli spettacoli equestri ed esterno ed interno furono decorati ex novo da Anselmo Govi con motivi tardo-liberty; notevole il grande affresco della cupola, raffigurante episodi dell’Orlando furioso e cinto alla base da una fascia in cui sono riportati i versi di apertura del poema. L’ultimo grande intervento di restauro del teatro avvenne nel 1981.

Il Teatro Ariosto ospita ora principalmente allestimenti di prosa; il suo cartellone viene definito dalla direzione artistica della fondazione “I Teatri” di Reggio Emilia (www.iteatri.re.it) in sinergia con i programmi del Teatro Romolo Valli (luogo per eccellenza della lirica reggiana) e del Teatro Cesare Zavattini (noto anche come Teatro Cavallerizza, destinato per lo più a spettacoli di musica d’avanguardia, prosa di ricerca, danza contemporanea e workshop). La capienza del Teatro è di 780 posti, la stagione di prosa inizia solitamente in novembre per concludersi in marzo.

 

Il teatro Cavallerizza 

Il teatro Cavallerizza è il terzo teatro di Reggio Emilia in ordine di importanza e si affaccia, come i più grandi teatro Valli e teatro Ariosto, sull’ampia area priva di edifici costituita da piazza della Vittoria, da piazza Martiri del VII luglio (piazze dei Teatri) e dai giardini municipali.

Ufficialmente il teatro è intitolato a Cesare Zavattini, scrittore e sceneggiatore nato in provincia di Reggio, ma la quasi totalità dei cittadini continua ad utilizzare la vecchia denominazione, ormai entrata nell’abitudine e nell’affetto della gente.

L’edificio fu infatti adibito ad uso equestre fino alla seconda guerra mondiale; serviva da maneggio per i cavalli dell’esercito e faceva parte del complesso della caserma Zucchi. Dismesso dalla sua funzione originaria in seguito alla riconversione della caserma ad usi civili, lo stabile è stato ristrutturato e destinato agli spettacoli teatrali nel 1994. Una parete centrale che richiama architettonicamente la facciata dell’edificio è stata inserita per spezzare il vano unico della pianta originale e formare due ambienti: un atrio che ospita il guardaroba e nel quale sosta il pubblico prima dell’inizio delle rappresentazioni; la sala spettacolo, che può accogliere fino a 450 spettatori su due gradinate mobili.

Proprio l’origine e la struttura non classiche e la possibilità di variare la disposizione degli spalti hanno reso la Cavallerizza destino naturale degli spettacoli di teatro sperimentale, con spiccata prevalenza di opere di danza e prosa. Nel novembre 2007 ad esempio il teatro ha accolto il prologo e l’epilogo della prima assoluta dell’opera “Miracolo a Milano”, commistione di lirica e prosa il cui nucleo centrale è stato rappresentato nel vicino teatro Valli e la cui regia portava la firma di Daniele Abbado. Nel febbraio 2008 è andata in scena una applauditissima versione “off” del “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare, ad opera della compagnia locale MaMiMò.

 

Fondazione I Teatri