viaemilia

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Gli storici dell’economia hanno individuato da tempo, nella “configurazione del sistema urbano” imperniato sulla via Emilia, una “fondamentale economia esterna e un altrettanto essenziale fattore di definizione della qualità della vita” regionale, sottolineando l’urgenza dell’analisi, per la messa in luce dei caratteri di fondo dell’economia emiliana, della genesi e del funzionamento dell’infrastruttura pubblica: composta non soltanto di scuole professionali, asili e altri ser- vizi, ma prima ancora dall’insieme della maglia viaria, della rete di rifornimento idrico, del complesso di aree attrezzate e così via109. In altri e più sintetici termini: composta dalla straordinaria eredità, culturale prima ancora che economica, dell’“irripetibile fenomeno bimillenario della via Emilia”    [Il sistema “via Emilia” di Franco Farinelli ]

 

La via Emilia (via Æmilia) era una strada romana fatta costruire dal console Marco Emilio Lepido per collegare in linea retta Rimini con Piacenza. La rilevanza di tale strada per i traffici commerciali delle aree che attraversava si è ripercossa fino ai tempi moderni: la strada statale classificata come SS 9 ne porta infatti lo stesso nome; il percorso odierno però non coincide necessariamente col tracciato antico ed inoltre giunge fino al milanese, terminando nel comune di San Donato Milanese.

La costruzione della Via Emilia segnò l’inizio della colonizzazione romana di massa della Pianura Padana. Il grande potenziale agricolo di questa regione la rese presto la zona più popolosa ed economicamente importante d’Italia, facendo passare in secondo piano l’Italia centrale, Roma e il sud. L’area rimane economicamente importante anche oggi. Durante il secondo triumvirato (44 a.C. – 30 a.C.), la romanizzazione di questo territorio, precedentemente celtico, fu così avanzata che la provincia della Gallia Cisalpina fu abolita e l’intero territorio venne incorporato nella provincia d’Italia.

Questa zona, prima della conquista romana, era popolata da diverse tribù galliche (le principali erano i Boi e i Senoni), che i romani avevano chiamato Gallia Cisalpina. Nel 7 a.C. circa, quando Augusto divise la provincia d’Italia in 11 distretti, l’area divenne l’ottava regione. Inizialmente ebbe il nome ufficiale di Padus (il fiume Po). Successivamente si affermò il nome «Æmilia». L’ottava regione romana comprendeva anche una parte che si estendeva a sud dell’Appennino fino quasi ad affacciarsi sul mare Tirreno. Il territorio a sud di Ariminum, invece, conservava il nome Ager Gallicus ed era annesso alla Regio VI (Umbria).

Il nome Emilia scomparve con la fine del dominio bizantino sulla pianura padana. Inoltre, dal IX secolo, la parte orientale della regione iniziò a chiamarsi Romània e poi definitivamente Romagna.

Nel 1796 l’esercito francese rivoluzionario occupò il Nord Italia. L’esercito fu riorganizzato su base regionale. Alle truppe di stanza nella pianura cispadana fu dato il nome Esercito dell’Emilia. Il nome “Emilia” ricomparve dopo un oblio di oltre mille anni. Tale denominazione durò fino al Congresso di Vienna (1814).

Il nome fu ripreso durante il Risorgimento. In virtù del decreto emanato nel dicembre 1859 dal governo provvisorio delle Romagne, il nome “Emilia”, per la prima volta, indicò la regione da Piacenza a Rimini includendo i territori a sud di Rimini fino al confine con il Pesarese e con l’esclusione dei territori oltre lo spartiacque appenninico verso il mare Tirreno.

Dal 1º gennaio 1948, giorno di entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, tale regione è denominata ufficialmente Emilia-Romagna.

Fonti:  [ wikipedia ]  |    [viaemiliaedintorni ]